Brigantaggio post-unitario (1861 – 1868)
In questo intervallo di tempo coesisterono due manifestazioni del fenomeno brigantesco:
Brigantaggio “politico” o “legittimista” (1861-1862):
I briganti legittimisti combattevano con l’intento di far ritornare sul trono Francesco II di Borbone (1859-1860), il quale fuggito da Napoli si rifugiò a Gaeta con la consorte Maria Sofia Wittelsbach (sorella di Elisabetta, la nota “Sissi” cinematografica).
Dopo mesi di assedio, la fortezza di Gaeta si arrese e la corte si trasferì a Roma ospite di Pio IX. Le truppe borboniche allo sbando, che non vollero giurare fedeltà alla Casa Savoia, si unirono alla popolazione civile insorte rafforzando il già presente fenomeno “Insorgente” delle popolazioni civili (così viene definito negli ultimi decenni il brigantaggio)
L’abbigliamento dei briganti era caratterizzato da divise militari del Real Esercito (così era definito l’Esercito Borbonico), coccarde rosse e gigli dorati, bandiere borboniche cucite all’interno delle cappe ed altro ancora.
Il brigantaggio legittimista era animato per lo più da soldati del disciolto esercito borbonico ma anche da uomini e donne legati da vincolo di fedeltà al re Francesco II.
Il brigantaggio legittimista si manifestò fino all’estate del 1862. Per alcuni autori però si protrasse fino all’entrata in vigore della “legge Pica” (vigente dal 15 agosto 1863 al 31 dicembre 1865), per altri addirittura fino al 1868.
Brigantaggio “anarcoide”:
Gli attori di questo fenomeno erano per lo più contadini che rivendicavano il diritto alla terra (di proprietà di baroni e nobili latifondisti) e condizioni di vita migliori (le stesse motivazioni che spinsero una parte della popolazione a credere alle promesse di Garibaldi e quindi a seguirlo nelle sue azioni).
Gli anarcoidi indossavano abbigliamento “cafone”, senza alcun riferimento alle insegne borboniche e al Re. Questo brigantaggio durò per quasi dieci anni e degenerò dopo qualche tempo in episodi delinquenziali comuni.