Furono così definiti nel Medioevo i possedimenti fondiari della Abbazia di Montecassino, formatasi alla metà dell’VIII secolo (anno 744 abate di Montecassino era Potone)  con le terre fiscali donate ai monaci benedettini dal duca longobardo di Benevento  Gisulfo II, da quel momento i territori furono soggetti solo all’autorità papale ed abbaziale. Nel corso dei secoli imperatori, papi, nobili si prodigarono con svariate donazioni: chiese, castelli, ecc. facendo raggiungere alla Terra Sancti Benedicti gli 800 Kmq. I possedimenti si estendevano dalle sorgenti del Rapido alla foce del Garigliano, fornendo così all’Abbazia un importante sbocco sul mare collegato sia via terra che attraverso la navigabilità dei corsi d’acqua interni (fiume Garigliano ed i suoi affluenti). Numerose furono anche le donazioni fatte sul territorio della penisola italiana (ad esempio Santa Maria dell’Isola a Tropea ancora oggi appartenente alla Diocesi di Montecassino) e fuori da essa. A seguito delle donazioni di Gisulfo II i monaci benedettini guidati dall’abate Gisolfo (797-817) cominciarono un’opera di evangelizzazione e bonifica dei territori ormai di loro proprietà. Per raggiungere questo obiettivo si insediarono progressivamente sul territorio edificando le “cellae” costituite da un edificio nel quale trovavano spazio una piccola cappella per la preghiera, semplici e spartani locali per la vita dei monaci ed il riparo e la custodia degli attrezzi necessari per la bonifica e la messa a cultura dei terreni.  Di fronte all’Abbazia di Montecassino ai piedi delle propaggini meridionali degli Aurunci si ergeva un colle sul quale le popolazioni indigene e ormai pagane pascolavano greggi di pecore dal vello candido, per questa ragione il colle era denominato dagli abitanti del luogo “albianus” (esistono anche altre teorie a riguardo). Qui i monaci decisero di costruire una delle prime “cellae” che dedicarono al vescovo e martire ravennate Sant’Apollinare. La parte del possedimento che faceva capo alla “cellae” era denominata “curtis”. Nelle “curtis” la vita era scandita dalla Regola Benedettina del “Ora et Labora” e ognuna di esse era economicamente indipendente dalle altre. Tra varie vicissitudini ed evoluzioni, la Terra Sancti Benedicti di epoca medievale a seguito della battaglia del Garigliano del 1503 (che sancì l’inizio del dominio aragonese nelle regioni meridionali della penisola italiana) divenne parte integrante del Regno di Napoli.  La fine ufficiale della signoria però si ebbe in epoca napoleonica con l’eversione feudale del 1806 (abolizione dei diritti feudali).